Aggirandosi
fra gli spazi espositivi dell Fiera del Marmo a Carrara, Happy Brunette non
mancava di raccogliere miriadi di informazioni con il suo sguardo in apparenza
svagato e sorridente, eppure ben sveglio ed attento come si confà ad ogni
mercante in esplorazione.
Statue,
statuette, fontanelle, rosoni, piccoli telamoni, e piastrelle, mattonelle,
sbalzi, cordonature, cornici… Tutto marmo lavorato, per lo più bianco ma anche
di mille altre sfumature, in parte dovute alla presenza di pietre di altra
natura, rosso di Verona, verde Guatemala ed in parte alle eleganti intrusioni e
venature che madre terra ha artisticamente evocato intessendole nella nobile
materia.
Non ci volle
molto prima che Happy Brunette notasse uno spazietto espositivo, in fondo ad
una delle corsìe, da cui si alzava del fumo a sbuffi, ed ogni tanto qualche
voce dallo strano accento. Il nostro, dotato di cappello afghano e barba folta
e ricciolina, si affacciò curioso, e subito venne invitato ad entrare da un
gruppetto di tre o quattro greci, altrettanto barbuti sia pur senza cappello,
che si bevevano un tè condito di lokum ed altri pasticci. La conversazione
proseguì in due o tre lingue diverse, e siccome si poteva contare sulla
formidabile capacità comunicativa di Happy e sulla sua abilità ad estrarre
racconti e storie dalle persone, oltre che al desiderio dei greci di
interrompere la noia mortale che li affliggeva e che era dovuta alla totale
assenza di clienti, fu ben presto evidente che i greci avevano perso ogni
speranza di vendere il loro marmo.
Il marmo
dell’isola di Paros, donde venivano i mercanti e la loro merce, è uno dei marmi
più belli del mondo. Perfettamente bianco, meravigliosamente statuario (fu
probabilmente il marmo usato da Prassitele e Fidia), quando viene tagliato come
in questo caso in piastrelle quadrate di trenta centimetri per lato presenta
una superficie bianca abbagliante decorata da scagliette brillanti e
riflettenti, forse di quarzo. Le scagliette, messe lì da madre natura, son
posizionate con assoluta regolarità, ogni tre centimetri, e l’effetto è assai
notevole. Non esisteva nulla del genere presso gli altri espositori, eppure i
poveri greci, relegati nell’ultimo spazio, rimanevano ignorati dai flussi di
visitatori e compratori.
Allertato
sulla questione, Happy Brunette decise che era ora di agire.
Individuato un potenziale compratore americano che stava
contrattando lì vicino, con il suo modo di fare di onesto levantino lo indusse
a fare due passi fino allo stallo dei greci, che subito accolsero il nuovo
ospite con una bella tazza di tè e mezzo vassoio di dolcetti esotici. Quando
l’americano vide le mattonelle di Paros se ne innamorò all’istante. Capì subito
che erano proprio quello che gli ci voleva per decorare le due ville Texane del
cui arredamento era incaricata la sua compagnia di architetti.
Fu firmato un
ordine di spedizione enorme, almeno dal punto di vista dei greci che erano
ormai pronti a lasciare la fiera con le pive nel sacco: unica condizione posta
dall’americano fu che Happy in persona curasse imballaggio e spedizione, lavoro
per cui sarebbe stato ben pagato. Ci fu anche un tentativo da parte del cliente
di assicurarsi i servigi di Happy anche in Texas, per sovrintendere alla messa
in opera, offerta che fu graziosamente respinta; ed un altro approccio da parte
dei greci che volevano che li rappresentasse sempre ed ovunque. Ma Happy
Brunette aveva di sicuro altre avventure in prospettiva, e si dileguò dopo
strette di mano e ringraziamenti copiosi.